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DiRedazione

La famiglia Marzotto compra la Cantina Mesa nel Sulcis. “Land grabbing” o nuovo sviluppo?

La recente acquisizione da parte della famiglia Marzotto dei 70 ettari di vigneti della Cantina Mesa (vedi articolo “La famiglia Marzotto compra la Cantina Mesa”), nel Sulcis, lascia sul campo non pochi interrogativi sui potenziali rischi per le comunità locali e il territorio. Riportiamo al riguardo un articolo di Mario Spezia, che parla della diffusione del land grabbing (“accaparramento delle terre”, ndr) attraverso l’esempio delle colline veronesi, martoriate come le sorelle trevigiane dall’industria vitivinicola, dalla perdita di saperi locali,  terreno fertile per speculazioni finanziarie.

Di Mario Spezia*

A proposito di corsa alla terra, fa poca differenza che si pianti jatropha in Senegal o vigneti in Valpolicella: si tratta comunque di accaparramenti a scopo di lucro che tolgono alle popolazioni il controllo delle loro terre, la sovranità alimentare ed il diritto alla mobilità sui territori. L’accaparramento delle terre (land grabbing) è un fenomeno vecchio, si pensi alle “conquiste” europee e alle colonie, ma negli ultimi decenni ha assunto una connotazione nuova, molto aggressiva e preoccupante.

Anche Verona e provincia conoscono bene da decenni il fenomeno dell’accaparramento dei terreni, molto evidente soprattutto nella zona collinare. Durante la prima metà del secolo scorso il territorio collinare era coltivato in maniera intensiva. Le foto del grande geografo veronese Eugenio Turri descrivono in maniere chiara la situazione. A volte si trattava di piccoli appezzamenti, più spesso di grandi proprietà fondiarie coltivate in regime di mezzadria. Le strade selciate, le capezzagne, i sentieri avevano una funzione vitale in questo sistema di coltivazione: permettevano a tutti di raggiungere le varie proprietà e di trasportarvi beni e strumenti. Ogni tratto di quella mappa non scritta aveva un nome, una storia, dei segni di riconoscimento, dei “diritti” noti a tutti e da tutti rispettati.

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